25 Settembre 2017

Aula Magna – Libera Universitá di Bolzano

Descrizione del convegno

 

Sebbene l’Italia fosse annoverata fra i paesi che più convintamente decisero di aderire sin dalla prima fase all’Euro, nondimeno ciò avvenne nonostante le perplessità di vari economisti che avvertivano come l’architettura della moneta unica avrebbe generato negative conseguenze se non si fossero raggiunti rapidamente altri elementi dell’integrazione europea; in particolare si riferivano – fra le altre cose – ad una unione bancaria, omogeneità dei mercati del lavoro e dei sistemi della previdenza.

Per scelta politica, tuttavia, si decise di gettare il cuore oltre l’ostacolo: insomma “si poteva fare un matrimonio, l’amore sarebbe arrivato dopo” (rif. Martin Feldstein: “While it is impossible to know what would have happened if Italy had not joined the economic and monetary union, it seem plausible that Italy’s economy would be in better condition today if Italy had decided to keep its own currency and therefore to be able to manage its own monetary policy and its own exchange rate. looking back to the time when the euro began, it is clear that the case for adopting the euro was more political than economic”).
Ci siamo affidati al futuro promesso, affascinati dall’ideale europeo.

Gli economisti erano perlopiù perplessi e – contrariamente all’opinione comune – le previsioni e le opinioni a suo tempo da loro espresse dimostrano la robustezza della scienza economica.
Secondo le speranze e gli iniziali auspici degli esponenti politici, le riforme necessarie a consolidare l’architettura della moneta unica e dell’unione europea (attraverso il perseguimento di convergenze nell’andamento delle economie dell’Eurozona) sarebbero arrivate prima del manifestarsi delle pur previste criticità, in un processo che sarebbe stato agevolato da alcuni vantaggi immediati (“Abbassamento dei prezzi e meno oneri per il debito pubblico” – rif. Tarek Hassan Il sole 24 Ore del 5.5.17) connessi con l’unione monetaria.

Non è andata cosi, inoltre non è andata per tutti i paesi dell’eurozona allo stesso modo. In particolare andamenti meno favorevoli si sono registrati per alcuni paesi, come l’Italia. Nel nostro paese la situazione è peggiorata nell’ultimo decennio, il PIL è diminuito e le misure di austerity assunte dopo la crisi si sono rivelate controproducenti, il tasso di disoccupazione dell’Italia supera l’11% ed è molto elevato nella componente giovanile, il rapporto fra debito pubblico e PIL è aumentato e oggi supera il 130%.

Ora gli economisti – in larga parte convinti che la situazione attuale presenti più svantaggi che vantaggi, specie per paesi come l’Italia – si dividono fra quanti consigliano (attraverso una maggiore e incisiva azione politica) di andare avanti e “terminare il guado!” cioè “ci vuole più Europa!” (ulteriori cessioni di sovranità nazionale) ovvero “un’altra Europa è possibile” e quelli che con diverse altre buone argomentazioni non ritengono strutturalmente possibile nel medio periodo la resistenza dell’unione monetaria sotto gli squilibri che stanno progressivamente aumentando all’interno e fra le economie dell’Eurozona, tanto da essersi impegnati nel ragionare sulle conseguenze di tale scenario e sulle conseguenti iniziative da assumere.
In materia, si è aperto un vivace dibattito,  con contributi anche di studiosi internazionali, in parte ospitato negli ultimi mesi anche da “Il Sole 24 Ore”

Il convegno organizzato all’Università di Bolzano lunedi 25 settembre 2017 – a ridosso delle elezioni politiche tedesche – ha l’ambizione di contribuire a tale dibattito sulla moneta unica e sulla attuale fase politica europea, coinvolgendo economisti e studiosi politici.

L’analisi prenderà spunto dal ricordare il contesto e le ragioni da cui mossero le scelte dei rappresentanti dei vari governi coinvolti nella creazione del regime monetario unico, approfondendo poi le criticità della situazione attuale, derivanti anche dalle interrelazioni dell’unione monetaria con altri aspetti dell’integrazione europea, come l’unione bancaria.

 

Si ringraziano gli sponsor del convegno: